E' stata l'Organizzazione Mondiale degli Ebrei di Libia a chiedere all'Istituto Italiano di Cultura di organizzare assieme la presentazione del libro di Eric Salerno "Uccideteli tutti. Libia 1943: gli ebrei nel campo di concentramento fascista di Giado. Una storia italiana" presso l'auditorium del Museo della Diaspora a Tel Aviv. Al volume, che testimonia una pagina difficile nella storia degli ebrei di Libia, è stata attribuita dalla comunità israeliana di origine libica una forte importanza. Per questo motivo, il Direttore dell' Istituto Simonetta Della Seta ha invitato in Israele la maggiore esperta italiana di storia della Shoah, Liliana Picciotto, la quale assieme alla storica Irit Abramski dello Yad Va Shem ( l'Istituto per la Shoah di Gerusalemme) ed alla Professoressa Rachel Simon dell'Università Ebraica ha illustrato il poco noto capitolo della persecuzione e della deportazione degli ebrei libici.
"Per molto, troppo tempo - ha spiegato la Prof Abramski - il mondo ha creduto che la Shoah abbia riguardato solo gli ebrei europei. Non è stato così. Anche diverse comunità mediterranee (come quella di Salonicco, ad esempio) e del Nord Africa hanno subito purtroppo lo stesso brutale destino". Il riconoscimento di questo capitolo storico ed il suo approfondimento ha rappresentato per la comunità libica di Israele un passaggio commovente come ha ripetuto Yaacov Haggiag Liuf, presidente dell'Organizzazione Mondiale degli ebrei di Libia e come è emerso dalle testimonianze dirette date durante la serata dai reduci del campo di concentramento di Giado e dai parenti di ebrei libici deportati ed uccisi ad Auschwitz. Alcuni superstiti, che mai prima avevano parlato in pubblico, sono stati registrati dalla Picciotto per l'archivio del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano. Alla serata, condotta dal Direttore dell'istituto di Cultura assieme a Jack Arbib, anima del centro Or Yehuda, ha assistito anche il ministro israeliano per la Sicurezza Interna, Avi Dichter, di origine libica.

